Studio di Dino Uberti

Studio del pittore Dino Uberti, attivo presumibilmente dal 1927 al 1949 all’interno della Villa Trossi-Uberti, residenza dell’artista e della moglie Corinna Trossi a Livorno.

Dino Uberti istituì il suo atelier domestico dal trasferimento con la consorte nella villa di Ardenza e vi dipinse sino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1949. Partecipe del vivace milieu culturale e artistico cittadino, Uberti fu appassioanto collezionista, oltre che pittore.

Oggi non più esistente, l’atelier fu verosimilmente smembrato a partire dalla scomparsa dell’artista nel 1949. In assenza di fonti iconografiche dirette o di descrizioni coeve che ne attestino l’aspetto originario, la sua ricostruzione si fonda principalmente sull’inventario redatto nel 1953 alla morte di Corinna Trossi, sopravvissuta al marito di soli quattro anni. Il documento restituisce una preziosa testimonianza degli strumenti della pratica pittorica di Uberti e consente di ipotizzare uno spazio operativo articolato e diffuso in più ambienti della dimora: un complesso integrato di stanze deputate alla creazione, allo studio intellettuale e alla vita di relazione.

L’attività pittorica di Uberti faceva perno su un nucleo di molteplici cavalletti e di lampade e lampadari orientabili per la luce artificiale, impiegati per la pittura di posa, l’esecuzione di ritratti e l’allestimento di nature morte. L’atelier conservava una ricca dotazione tecnica – colori a olio, pastelli, matite, chine e gomme – affiancata da strumenti di documentazione e ausilio visivo, tra cui una fotocamera Kodak e un torso virile in bronzo a grandezza naturale, adoperato come modello per gli studi anatomici dal vero. Oltre all’ambiente propriamente pittorico, la villa conteneva uno o più studioli con scrivanie e scrittoi e vari salotti di rappresentanza per colleghi e ospiti del circolo artistico locale.

La biblioteca, molto probabilmente distribuita in più ambienti, rifletteva la formazione e gli orizzonti visivi dell’artista: vi figuravano repertori enciclopedici, dizionari di pittori, scultori e incisori, volumi sull’Ottocento e sull’arte italiana contemporanea, oltre a un corpus di cataloghi personali e di maestri toscani del periodo.

La villa e l’atelier costituivano infine il principale luogo di conservazione della produzione di Uberti – caratterizzata da un cospicuo nucleo di dipinti a olio su tavoletta (in formati ricorrenti quali 30×40, 40×50 e 50×60 cm), tele di dimensioni maggiori, pastelli e disegni preparatori – nonché della sua raccolta d’arte privata, nella quale spiccavano testimonianze di autori a lui vicini come Giulio Cesare Vinzio e Beppe Guzzi, disegni di Vittorio Cavalleri e un bozzetto attribuito a Telemaco Signorini.

Scheda a cura di Elena Zamperini

Luogo
Villa Trossi Uberti
Artista
Funzione
Ambiente di posa, Archivio, Biblioteca, Deposito opere, Produzione
Strumenti e materiali
Lapis, Olio, Pastello, Tavola, Tela
Tecniche
Disegno, Pittura
Periodo
Dal: 1927 al: 1949

L'artista nello studio