Mappatura degli studi d’artista a Livorno

Veronica Carpita, direttrice della Fondazione d'arte Trossi-Uberti

Ideato e curato dalla Fondazione d’Arte Trossi-Uberti con il sostegno della Fondazione Livorno attraverso il bando “Interventi per l’Arte e la Cultura”, il progetto ArtiStudios. Mappatura degli studi d’artista a Livorno nasce con la donazione di un reportage fotografico di numerosi studi di artisti livornesi da parte del fotografo Serafino Fasulo. Dalla generosa decisione di Fasulo di donare alla Fondazione d’Arte Trossi-Uberti questo cospicuo e prezioso materiale, è nata l’idea di realizzare una mappatura degli atelier di artisti presenti e passati – la prima in Italia di questo genere – con sede nel perimetro del Comune di Livorno. Il ruolo di promotore e coordinatore di questo progetto svolto dalla Fondazione Trossi-Uberti si sposa perfettamente con la sua finalità di ente di formazione artistica e di custode di Villa Trossi, già sede dell’atelier del pittore Dino Uberti (1885-1949).

La mappatura ArtiStudios prevede la documentazione degli atelier (intesi come luogo dedicato di lavoro, ricerca e produzione) di artisti viventi: fotografie, multimedia e testi sono stati (e continueranno ad essere) raccolti e pubblicati in questa piattaforma dedicata, liberamente accessibile e implementabile nel tempo grazie alla comunità artistica della città.

Alla documentazione degli atelier di artisti viventi hanno collaborato Serafino Fasulo, Eleonora Carlesi e Francesca Giari. Per la ricerca del materiale e l’elaborazione di interviste è stata attivata una borsa di ricerca in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, con la supervisione del Prof. Mattia Patti: la dott.ssa Elena Zamperini è risultata vincitrice della borsa e ha avviato il progetto di ricerca nel maggio 2025. Alla redazione dei materiali hanno collaborato Edoardo Volterrani e Marisa Piantadosi, tirocinanti UNIPI.

Altri partner del progetto ArtiStudios sono il Comune di Livorno, l’Associazione Gruppo Labronico, la Cooperativa Sociale Brikke Brakke che gestisce dal 1999 ABC, l’Atelier di attività espressive Blu Cammello e il Centro Residenziale Franco Basaglia, e l’Associazione Carico Massimo che metterà a disposizione il materiale documentario relativo agli studi e residenze artistiche internazionali che ha accolto nella sua decennale attività.

Nel 2026 la seconda fase del progetto estenderà la mappatura agli studi di artisti del passato, coinvolgendo archivi familiari privati, archivi pubblici, collezionisti, fotografi e amatori in possesso di materiale documentari.

Il progetto di mappatura costituisce inoltre il punto di partenza per una riflessione scientifica sul fenomeno diffuso degli studi d’artista a Livorno e, al contempo, per una promozione e valorizzazione di un patrimonio di luoghi e pratiche in continuo mutamento. La vasta mappatura, corredata da modalità di interrogazione dati, non restituisce solo una dimensione individuale dell’attività creativa (spazio visivo e/o performativo, studio di progettazione e/o realizzazione, spazio espositivo e/o archivio del percorso artistico), ma disegna anche un territorio collettivo di quartieri da esplorare con uno sguardo inedito: quello della psicogeografia. Connessioni e disconnessioni urbane e sociali, capacità e incapacità di inclusione culturale, potenzialità espresse e inespresse di partecipazione cittadina sono alcuni degli indicatori di lettura di una così ampia indagine.

Elena Zamperini, titolare di borsa di ricerca di UNIPI

Guida alla ricerca e alla lettura della mappa

L’indagine volta alla documentazione degli studi d’artista a Livorno è iniziata nel maggio 2025, prendendo le mosse dagli artisti e dalle realtà già partner del progetto. Attraverso visite e interviste, la ricerca sul campo ha sondato lo spazio fisico e la collocazione geografica di ciascuno studio, le prassi creative e le attività condotte al suo interno, nonché il quadro delle tecniche e delle ricerche dei singoli artisti. Proprio lo strumento dell’intervista si è rivelato fondamentale per aumentare la capillarità della mappatura sul territorio ed estenderne il raggio d’azione cronologica, arrivando a individuare la presenza, attuale e storica, di circa 200 studi di artisti viventi.

All’esito di questi primi mesi di ricerca, la mappatura di ArtiStudios documenta 100 artisti e 155 studi, dei quali 80 attualmente attivi. Lungi dall’essere cifre conclusive, questi numeri costituiscono il bacino di indagine iniziale, da cui il progetto prende slancio per ampliarsi ulteriormente. Ciò nonostante, questi dati, pur frutto di un’indagine recentemente avviata, offrono già importanti spunti di analisi sul complesso nucleo artistico, sociale e storico che definisce lo Studio d’artista.

Per quanto parziale, la mappatura offre una fotografia significativa dell’attività artistica in città, inquadrando la sua concentrazione sul territorio, la varietà di tecniche e ricerche adottate, e quanto queste siano influenzate dallo spazio vissuto da ciascun artista.

Un fenomeno rilevante è quello degli studi in abitazione. Una scelta che può essere dettata dalla comodità del lavoro in ambiente domestico (soprattutto nel caso di attività grafico-pittoriche), o da un’effettiva mancanza di alternative, il che spesso pone limiti e costrizioni alla prassi creativa. La collocazione degli studi può rispecchiare, inoltre, le diverse e opposte tendenze nella pratica artistica quotidiana: allo scambio e al contatto col tessuto cittadino e abitativo, oppure alla ricerca di lontananza e totale isolamento.

Nel centro città, caratterizzato da una maggiore densità di studi, la mappatura consente inoltre di riflettere sulla loro compresenza e sui fenomeni a essa legati. La prossimità territoriale degli studi, non solo può influire sulla nascita di collettivi e di gruppi, ma può anche incidere sulla produzione dei singoli artisti: studi attrezzati di strumenti complessi o di grandi dimensioni (come un torchio per incisioni o un forno per ceramica) possono diventare punto d’appoggio per gli artisti che ne sono sprovvisti, ma anche ragione di incoraggiamento a intraprendere o sperimentare nuove tecniche.

Inoltre, letta nella sua stratificazione cronologica, per quanto parziale e di recente avvio, la mappatura può aiutare a esaminare la presenza degli studi e le loro trasformazioni nel corso del tempo, accendendo una luce particolare su quelle aree e quei luoghi che ne sono emblematici, perché storicamente caratterizzati da una forte densità e vivacità. È il caso, per esempio, di Palazzo Elisabetta in Piazza Attias, di Villa Gragnani Razzaguta in Via Marradi e dei Casini di Ardenza.

 

Serafino Fasulo, fotografo

La tradizione vuole che la fotografia sia il documento di qualcosa – un paesaggio, un evento, un ritratto, un’architettura, un’opera d’arte, lo studio di un artista – più o meno riuscito a seconda dell’abilità del fotografo, della quantità di informazioni che comunica, delle emozioni che suscita e, aggiungerei, della molteplicità di possibili letture seppur nella loro oggettività indicale.

Entrare nello studio di un artista è privilegio da non darsi per scontato, poiché non si tratta solo di varcare una soglia. Gelosi della loro intimità, del luogo dove aleggiano riflessioni, ricerca, emozioni, che generano le opere, gli artisti vanno prima conquistati. Una volta convinti del sincero interesse del fotografo, aprono i loro spazi fisicamente ed emotivamente. É l’incontro emozionale che permette scatti poetici e personali che neppure l’artista aveva previsto, ecco che la fotografia da documento può assurgere a opera, fino a svelare all’artista, nei casi più alti, aspetti di sé che non aveva contemplato.

Per il fotografo si tratta dunque di andare oltre i propri gusti pittorici; varcando la soglia di un atelier è necessario cancellare dogmi e convinzioni, reportage e soggettività, teorie e supponenza, per immergersi nel mistero che genera il piacere creativo, nella leggerezza o nella drammaticità di una pennellata, nei silenzi, nelle penombre che circondano un raggio di sole che di sbieco taglia lo spazio. È importante condividere e frequentare un desiderio.

Auscultare l’eco delle emozioni per poterle cartografare richiede empatia, conoscenza che va al di là del momento dell’incontro. I lavori migliori sono già in essere prima dello scatto, e se questo non sempre è possibile ci si affida, oltre che al mestiere, a uno sguardo umile, desideroso di capire più che di giudicare, con la delicatezza che necessita quando ci si misura col temp(i)o sacro delle emozioni. Il corpo si prepara allo scatto rinunciando ad attitudini viziate, con una postura atta al dialogo, il respiro rispettoso dei tempi e dei battiti cardiaci, ogni click un soffio desideroso di svelare il mistero che satura gli spazi della creazione.

Ho scelto il colore per raccontare gli studios con l’intenzione di restituire la matericità ed il felice caos che vi alberga, talvolta mascherato da ordine maniacale. Attraverso il colore mi è sembrato di potermi allontanare, come ebbe a sottolineare Ugo Mulas, dalla dimensione critica ovvero dall’interpretazione, a favore della traduzione o documentazione.

Dopo che il silenzio ha avvolto le parole, gli aneddoti, le confessioni dell’artista, ho talvolta sentito la volontà di comprensione dell’arte scivolare in una cavità dove a risuonare erano le emozioni, le sensazioni benefiche per le quali non posso che ringraziare coloro che mi hanno aperto le porte e che mi hanno rafforzato nella convinzione che la pratica artistica sia più importante dei risultati ottenuti. Incoraggiare il fare arte produce sentimenti che abbattono confini, pregiudizi, differenze linguistiche. Contribuisce a forgiare cittadini migliori del mondo, per questo credo nella funzione sociale di istituzioni come la Fondazione Trossi-Uberti, nel valore alto della scuola tout-court.

Studi mappati
0