Studio di Voltolino Fontani

Primo spazio di creazione di Voltolino Fontani, che prese forma all’interno della dimora familiare, situata agli ultimi piani del palazzo storico in via Grande 32.

Questa fase giovanile coincise con il periodo di formazione presso la Scuola d’Arte di Beppe Guzzi, attiva negli anni Trenta nei locali della Palestra Gymnasium in viale Carducci. In questi anni d’esordio, l’appartamento fu centro di una prolifica produzione disegnativa, a carboncino, matita e tempera su carta, e pittorica ad acquerello su carta e olio su tavola e cartone.

La posizione sopraelevata dell’appartamento offriva una vista panoramica sulla città, che l’artista ha riprodotto in tavole come Tetti di Piazza Grande. L’attività creativa in ambiente domestico fu tuttavia fonte di disagi: come ha spesso testimoniato la sorella Gigliola Fontani, l’esecuzione di composizioni ambiziose e di notevole formato – tra cui La canzone degli anni perduti – occupava massicciamente gli ambienti della casa.

L’atelier domestico rimase operativo dai primi anni Trenta fino al 1941, anno in cui la famiglia fu costretta allo sfollamento a seguito dell’inasprirsi del conflitto bellico; lo stabile andò poi completamente distrutto sotto i successivi bombardamenti aerei che colpirono il centro labronico.

In corrispondenza con gli anni di avvio del suo primo atelier domestico, Fontani inaugurò una consuetudine che avrebbe contraddistinto l’intero suo percorso: la dislocazione dell’attività pittorica in più sedi cittadine, concepite come laboratori operativi, complementari ai principali studi domestici. Impiegato dal 1936 nella Vetreria Balzaretti e Modigliani in via delle Cateratte, dove lavorò prima alle vetrate artistiche e poi come infermiere di stabilimento, l’artista ebbe sempre l’abitudine a dipingere negli spazi della fabbrica, sfruttando i momenti di quiete e i turni notturni. Dalla fine degli anni Trenta, inoltre, iniziò a dipingere con frequenza anche negli ampi locali dell’Impresa Funebre dei fratelli Roffi, in via del Pantalone, che gli offrivano lo spazio necessario per impostare opere di ampio respiro, oltre alla disponibilità di supporti lignei per la pittura.

Scheda a cura di Elena Zamperini.

Informazioni tratte dall’intervista ad Adila e Maria Grazia Fontani, e Mario Gavazzi, figlie e genero dell’artista.

 

Luogo
Via Grande 32
Funzione
Produzione
Strumenti e materiali
Acquerello, Carboncino, Carta, Cartone, Lapis, Olio, Tavola, Tempera
Tecniche
Disegno, Pittura
Periodo
Dal: 1933 al: 1941