Studio di Giovanni Lomi

Lo studio di Giovanni Lomi si trovava all’interno della sua abitazione in via Ottaviano Targioni Tozzetti, spazio che costituì il suo atelier definitivo. Dopo aver dipinto in un appartamento in Corso Mazzini tra il 1921 e il 1925, il pittore si trasferì infatti in questa nuova residenza, operandovi continuativamente fino alla sua scomparsa nel 1969. L’atelier era un bilocale situato al primo piano dell’edificio e direttamente comunicante con i locali della casa.

La stanza più ampia e spaziosa era il centro dell’attività di Lomi: qui l’artista dipingeva, ascoltava musica e riceveva collezionisti, mercanti e galleristi. L’ambiente adiacente, più piccolo, era invece adibito a deposito per quadri e cornici. Oltre agli strumenti del mestiere, lo studio custodiva una ricca biblioteca di cataloghi d’arte e una straordinaria dotazione tecnologica e musicale per l’epoca, che comprendeva un grammofono Grafonola, radio, stereo, bobine e nastri magnetici. La musica rappresentava infatti una componente fondamentale della sua vita artistica, caratterizzando la professione di baritono e la creazione pittorica. Elemento centrale dello studio era il grande baule in cui Lomi custodiva centinaia di tavolette e bozzetti eseguiti dal vero, che l’artista amava aprire davanti ai visitatori per mostrare i molti studi dal vivo (esposto come testimonianza centrale della mostra Dal baule dei ricordi presso la Galleria Athena). L’atelier era dunque uno spazio d’incontro e di intense relazioni umane, dove il pittore curava i rapporti commerciali mantenendo sempre il pieno controllo sul mercato delle sue opere.

La routine quotidiana di Lomi era rigorosa: dipingeva ogni giorno, la mattina dopo colazione e fino all’ora di pranzo, per poi concedersi un riposo pomeridiano e l’immancabile visione di un film western al cinema, prima di cenare in famiglia. Frequentatore assiduo di inaugurazioni e mostre, Lomi visse una svolta importante dopo la perdita della moglie nel 1948; da quel momento la città di Milano divenne un secondo baricentro artistico e professionale, sia per la sua attività di baritono sia per la frequentazione del Teatro alla Scala, un impegno che negli anni successivi rese i periodi di permanenza nel laboratorio livornese ancora più intensi e concentrati.

Con il passare del tempo, la prassi pittorica di Lomi subì un’evoluzione: l’artista abbandonò gradualmente la pittura en plein air per lavorare prevalentemente in studio. In questa fase matura, sviluppava le opere definitive partendo dai bozzetti realizzati dal vero in gioventù, utilizzandoli come confronto e supportando la creazione con blocchi di appunti e fotografie dei paesaggi, scattate da lui stesso.

Dopo il 1969, l’ambiente è stato utilizzato per un periodo come studio dal nipote Massimo Lomi durante i suoi studi al liceo artistico. Oggi, dell’atelier originale si conservano il cavalletto, i colori, i pennelli e la storica cassetta per la pittura all’aperto. Questo materiale, insieme a un vasto patrimonio documentario composto da fotografie, lettere e carteggi, è fedelmente custodito da Massimo Lomi, anch’egli pittore e curatore degli Archivi Giovanni Lomi.

Luogo
Via Ottaviano Targioni Tozzetti 30
Artista
Funzione
Archivio, Biblioteca, Deposito opere, Laboratorio, Produzione, Punto Vendita
Strumenti e materiali
Cavalletto, Fotografia, Grammofono, Impianto stereo, Olio, Pennelli, Radio, Tavola, Tela
Tecniche
Pittura
Periodo
Dal: 1925 al: 1969

Giovanni Lomi

0586 800611
mas.lomi@tiscali.it

L'artista nello studio