Lo studio di Gian Carlo Cocchia è stato attivo dal 1957 al 1987, all’interno di un monolocale di 57 metri quadri con giardino, al piano terra di un palazzo in corso Mazzini. Regalato all’artista dalla moglie, lo studio è stato il luogo della creazione di tutte le sue opere, nonché sede di lezioni private e ripetizioni di storia dell’arte agli allievi.
Cocchia dipingeva a cavalletto, prevalentemente a olio su tele e tavole, spesso con il sottofondo della musica classica di un giradischi. Quando il tempo lo permetteva, trasferiva la propria postazione di pittura a cavalletto anche nello spazio grande e fiorito del giardino.
Impegnato la mattina dall’impiego di docente, l’artista lavorava in studio tutti i pomeriggi, spesso fino a sera. Unica eccezione alla presenza quotidiana era costituita dalla domenica, che solitamente Cocchia trascorreva in montagna con la famiglia, disegnando e abbozzando dal vivo i paesaggi che avrebbe svolto pittoricamente in studio.
Nello spazio del tutto privato e inaccessibile dell’atelier, Cocchia ha lavorato sempre in totale solitudine, mostrando le proprie opere soltanto una volta concluse e accumulandole in grande quantità all’interno dello studio. Frequenti erano invece le ripetizioni di storia dell’arte e lezioni di tecnica pittorica, che l’artista offriva gratuitamente ai propri allievi.
Il contenuto dello studio, in particolare cavalletti, opere e strumenti dell’artista, è conservato dalla figlia Maria Carla Cocchia.
Scheda a cura di Elena Zamperini
Informazioni tratte dall’intervista a Maria Carla Cocchia, figlia dell’artista