Per quasi trent’anni, Alberto Fremura ha avuto il proprio studio all’interno della Torre di Calafuria, ottenuta attraverso una concessione dall’Agenzia del Demanio – relativa inizialmente solo all’ultimo piano dell’edificio e, poi, estesa anche ai due sottostanti. Adattandosi alla composizione della torre, in ambienti sovrapposti e comunicanti, lo studio si è sviluppato secondo le esigenze legate alle diverse prassi creative dell’artista. Nell’ambiente al pian terreno, per sua natura poco luminoso, Fremura solitamente dipingeva a olio e ad acrilco su tela, su cavalletto, inserendo, quando necessario, un pannello in plastica trasparente nello spazio di apertura del portone, per permettere l’ingresso di più luce. La stanza al primo piano, arredata con un tavolo e con una collezione di armature, armi antiche e stendardi, era invece un luogo di ritrovo, in cui accoglieva amici e teneva pranzi, sfruttando lo spazio per dipingere solo le tele di formato maggiore. Nell’ultimo piano, ampio e luminoso, Fremura lavorava alle vignette e alle illustrazioni, soprattutto ad acquerello e inchiostri di china. In quest’ambiente caratterizzato dall’affaccio panoramico delle finestre e del ballatoio esterno, dal quale nutriva spesso colombe e rondini, l’artista creava anche matrici litografiche, lavorando su lastre di rame e zinco.
Informazioni tratte dalla testimonianza di Arianna Fremura, figlia dell’artista
Scheda a cura di Elena Zamperini