Studio di Ferdinando Chevrier

Lo studio di Ferdinando Chevrier a Livorno era situato in una piccola mansarda di tre metri per quattro in via di Franco, nel pieno centro cittadino. Dopo aver dipinto per anni in casa, nel dopoguerra l’artista scelse questa soffitta come proprio laboratorio fino al trasferimento a Milano, nei primissimi anni Settanta. Per Chevirer lo studio era uno spazio intimo e riservato, dedicato esclusivamente alla ricerca artistica, che conciliava con l’impiego quotidiano rifugiandovisi solitamente nel pomeriggio, dopo il lavoro.

La mansarda era attrezzata con un cavalletto, un banco da lavoro, colori, pennelli e una grande varietà di materiali destinati alla sperimentazione tecnica, come foulard di seta, pelli animali, tessuti, tele, polistirolo e supporti come la  masonite. In questo spazio ridtto, l’artista dipingeva, progettava le sculture e incideva matrici in linoleum. Quest’ultima tecnica grafica, in particolare, era una pratica frequente all’inizio degli anni Cinquanta: Chevrier incideva paesaggi e scene di genere, faceva stampare su cartoncino le matrici all’esterno dello studio e realizzava così opere figurative di piccole dimensioni. Queste creazioni in serie venivano vendute facilmente dall’artista, che le firmava con lo pseudonimo di “professor Rossi”.

La pratica pittorica, eseguita principalmente a cavalletto, era preceduta da studi preliminari su carta e cartonicno, che confluivano poi nelle opere definitive su tela e cartone telato. il suo stile, in continua evoluzione, spaziava dal figurativo al cubismo e post-cubismo, fino al tangere l’arte concreta e l’informale. Anche nell’attività di scultore – in cui impiegava materiali dicersi come acciaio, ferro, inserti in plastica, fili di nylon e di acciaio, alabastro – Chevrier sfruttava lo studio esclusivamente per la fase progettuale e il disegno, mentre la realizzazione fisica delle opere era affidata a collaboratori esterni. Questa fase di progettazione è stata ampiamente documentata dall’artista stesso, che aveva l’abitudine di conservare carte, appunti e pezze d’appoggio di ogni sua attività. A completare l’ambiente della mansarda, c’erano un lettino per il riposo e un giradischi che l’artista usava per ascoltare musica jazz durante il lavoro.

Oltre al cavalletto originale, dello studio di Ferdinando Chevrier rimane oggi un ricco patrimonio documentario composto da lettere, carteggi e fotografie, conservato dal figlio Maurizio Chevrier, curatore degli Archivi.

 

Scheda a cura di Elena Zamperini

Informazioni tratte dall’intervista a Maurizio Chevrier, figlio dell’artista

 

Luogo
Via di Franco 9
Funzione
Laboratorio, Produzione, Spazio di progettazione
Strumenti e materiali
Carta, Cartoncino, Cartone telato, Cavalletto, Masonite, Matrici in linoleum, Olio, Pelle, Pennelli, Polistirolo, Tavolo da lavoro, Tela, Tessuti
Tecniche
Disegno, Incisione, Pittura, Scultura
Periodo
Dal: 1945 al: 1973

Ferdinando Chevrier

chevrier@alice.it

Foto dell'artista nello studio, 1956