Lo studio di Lando Landozzi, attivo dal dopoguerra fino alla scomparsa del pittore nel 1959, era situato all’interno della sua abitazione in Largo Bellavista a Livorno. Landozzi conduceva una vita solitaria e l’atelier rappresentava per lui una dimensione profondamente intima, riservata e del tutto preclusa al pubblico.
All’interno di questo spazio privato, l’artista si dedicava alla pittura, esprimendosi principalmente attraverso l’olio su tela, o su mattonelle in ceramica da cucina, e l’acquerello, oltre a realizzare una ricca produzione di disegni e caricature a penna su carta.
Landozzi, che non eseguiva mai completamente le sue opere all’aperto, annotava su taccuini rapidi schizzi dal vero: queste impressioni grafiche di scene popolari, cittadine e rurali venivano poi rielaborate e portate a compimento in studio. Per la definizione dei dettagli, l’artista ricorreva talvolta a modelli stesi in posa all’interno dello spazio, coinvolgendo spesso le proprie nipoti. Quando si trovava a dover affrontare commissioni o dipinti di eccezionali dimensioni, Landozzi usava inoltre appoggiarsi temporaneamente agli spazi e ai laboratori di altri pittori colleghi.
Scheda a cura di Elena Zamperini
Informazioni tratte dall’intervista a Francesca Orlandi, nipote dell’artista